Polemiche a Genova, stranieri a scuola per un corso d’italiano nelle stesse ore dei bambini, ma gli insegnanti si difendono

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A Genova scoppia la polemica, nella scuola primaria “Descalzi-fratelli Polacco”, dopo la chiamata di un genitore all’assessore alle Politiche educative e all’Istruzione di Genova, Francesca Fassio, Forza Italia.

Tutto nasce dal fatto che in questa scuola, da oltre vent’anni, si tengono corsi di italiano per stranieri curati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. È assolutamente comprensibile dunque, che in alcuni orari i bambini che frequentano regolarmente la scuola “s’incrocino” con gli allievi di questi corsi per adulti. La lamentela del genitore riguardava proprio il fatto che bambini e adulti stranieri entrassero dallo stesso portone dell’edificio per recarsi alle loro aule di studio.

L’assessore, dopo aver ricevuto la chiamata, ha subito contattato la Direzione della scuola per chiedere spiegazioni e la risposta del corpo docenti non si è fatta attendere: in una lunga nota hanno denunciato l’accaduto, contestando che la comunicazione sia stata fatta al Comune e non direttamente agli insegnanti o alla Preside, che avrebbero potuto tranquillamente sciogliere qualsiasi dubbio al riguardo, dal momento poi che sarebbe bastato partecipare anche solo ad un Open Day per venire a conoscenza di questi corsi.

Inoltre nella nota si legge: “Colpisce che tutto ciò sia avvenuto in una scuola, luogo che è per definizione e Costituzione inclusivo, luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E non si fermano qui gli insegnanti indignati e aggiungono: “La nostra scuola dopo le indegne Leggi Razziali del 1938 è stata per qualche anno sede delle classi separate e diverse dei bambini ebrei genovesi: il nostro archivio conserva ancora i registri di quelle classi con l’infamante timbro che indicava la razza ebraica o i fascicoli personali dei docenti che furono licenziati perché ebrei. All’epoca sì che quei bambini e i loro docenti entravano e uscivano da un ingresso diverso dagli altri! Anche per questo ci pare significativo e al tempo stesso incoraggiante che proprio questo edificio sia ora sede di un corso di lingua Italiana per stranieri che accoglie e include tutti”.

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